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L'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) nel suo rapporto su "Greening Enterprises: trasforming processes and worksplaces", pubblicato lo scorso 14 novembre, ha evidenziato il ruolo chiave delle imprese nella protezione dell'ambiente e nel determinare una transizione basata sull'equità e sulla partecipazione di tutte le parti interessate. Dall'accordo di Parigi raggiunto il 12 dicembre del 2015, un numero sempre più crescente di aziende si sta impegnando verso una transizione verde, adottando misure volte a ridurre le proprie emissioni di carbonio, in risposta al problema sia del sovrasfruttamento delle risorse della terra e sia delle drastiche conseguenze dei sempre più frequenti cambiamenti climatici. A tal riguardo, il rapporto rileva, che nel 2021, ben 9 imprese su 10 hanno affermato di agire a sostegno di una transizione verde, con percentuali variabili, che segnano il primato della Norvegia con ben il 99% e che, tra i 25 Stati considerati, l'Asia, l'Europa e l'America latina sono i paesi più attivi in termini di sostenibilità sul luogo di lavoro. Inoltre, viene evidenziato, che le imprese più grandi adottano maggiormente misure volte ad un utilizzo efficiente delle risorse e offrono prodotti e servizi verdi, in quanto godono di un accesso più facile alla tecnologia verde e sono gravate da obblighi legali più stringenti e vincolanti, rispetto alle piccole e medie imprese, concentrate, invece, su un'efficiente gestione dei rifiuti. Tuttavia, le imprese, soprattutto le multinazionali, devono fare i conti con le crisi climatiche e le incertezze delle relative politiche, con la carenza di tecnologia verde e con i dubbi su un ritorno economico degli investimenti fatti. Le PMI, invece, devono affrontare problemi di accesso limitato ai finanziamenti, la mancanza di informazione e di conoscenze sull'innovazione e l'applicazione poco coerente della regolamentazione. Il rapporto fornisce anche alcune raccomandazioni per supportare le imprese nell'adozione di buone pratiche in materia ambientale e per realizzare un'equa transizione, come: - il sostegno ad un ambiente imprenditoriale favorevole, attraverso il miglioramento di quadri politici e normativi. - fornire alle imprese e a tutti gli attori interessati strategie chiare. - affrontare la segregazione di genere, anche attraverso lo sviluppo delle competenze, in modo che le donne possano beneficiare creazione di posti di lavoro verdi. Inoltre, viene menziona l'Italia, come primo paese in Europa e primo al mondo fuori dagli USA ad aver introdotto e regolamentato la società benefit (SB), che rappresenta un'evoluzione del concetto stesso di impresa e che integra nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sull'ambiente, creando valore condiviso nel lungo termine. Secondo l'OIL, pertanto, le imprese possono e devono essere protagoniste della transizione ecologica. Il raggiungimento di obiettivi sostenibili e l'effettiva attuazione dell'Accordo di Parigi necessita però di un quadro abilitante, che ridisegni i processi produttivi di beni e servizi ed implementi quadri normativi chiari e completi a livello internazionale e nazionale, oltre che nuovi modelli di investimento e di gestione finanziaria sostenibile. Avv. Elena Bosani