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01/12/2023 Sorprende che, mentre la Commissione europea decide di rinnovare l’uso del glifosato per altri dieci anni, dall’altra parte dell’oceano Atlantico sono sempre più numerose le sentenze che confermano la pericolosità di questo erbicida. L’ultima, in ordine cronologico, la sentenza di una Corte del Missouri di venerdì scorso, con cui il colosso della chimica di sintesi Bayer – che ha acquisito la multinazionale Monsanto – è stato condannato a risarcire per oltre 1,5 miliardi di dollari tre agricoltori, che avevano affermato di essersi ammalati di linfoma non Hodgkin a causa dell’uso del Roundup, un prodotto a base di glifosato e di non esser stati informati in ordine ai potenziali rischi derivanti dall’uso dell’erbicida. Alla fine di ottobre, in California, una analoga sentenza statuiva la condanna di Bayer a pagare ad una persona ammalatasi di linfoma non Hodgkin la somma di 332 milioni di dollari (sette dei quali a titolo di danno e 325 come multa per l’insufficiente comunicazione del rischio). Sempre in ottobre, altri due tribunali avevano inflitto a Bayer altrettante multe, una da 175 milioni e una da un milione. Prima di allora, c’erano già stati nove processi per le stesse motivazioni. Le cause giudiziarie intentate finora contro Bayer per la messa in commercio del Roundup sono circa 15 mila, molte delle quali sono state oggetto di un concordato del 2020, nel quale la Bayer ha pagato 10,9 miliardi di dollari. Altre 50mila persone sarebbero ancora in attesa di una pronuncia del tribunale. Ora, a fronte della decisione della Commissione Europea di prolungare per altri dieci anni l’uso del glifosato, Bayer si attende che le condanne vengano riformate in sede di appello. Il 16 novembre, infatti, gli Stati membri dell'Unione Europea non hanno raggiunto la maggioranza qualificata (15 su 27 stati, pari al 65% della popolazione europea) richiesta per rinnovare o respingere l'approvazione del glifosato. Di conseguenza, in linea con la legislazione dell'UE la decisione è stata demandata alla Commissione, che sulla base di valutazioni effettuate dalla Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dall'Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA), ha optato per il rinnovo dell’uso del glifosato per un periodo di altri dieci anni. Il rinnovo è stato subordinato a determinate condizioni e restrizioni, che comprendono il divieto di spargere glifosato come disseccante prima del raccolto e alcune misure aggiuntive per proteggere le specie non bersaglio dell’azione della sostanza, sebbene al momento non si capisce esattamente quali dovrebbero essere. Resta comunque il diritto dei singoli stati di introdurre divieti a livello nazionale e regionale, qualora lo ritenessero necessario, sulla base dell'esito delle valutazioni dei rischi, tenendo conto in particolare della necessità di proteggere la biodiversità. I pareri di EFSA ed ECHA sul glifosato. L’EFSA nel suo parere finale scriveva che “La valutazione dell’impatto del glifosato sulla salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente non ha evidenziato alcuna area di preoccupazione critica (...). Altresì ammetteva di non aver potuto valutare una serie di parametri, tra i quali la tossicità per le piante acquatiche, il ruolo della presenza di impurità nei prodotti commerciali e i possibili danni agli occhi, invitando la Commissione europea e gli Stati membri a prendere in considerazione tali la-cune nel processo di rinnovo dell’approvazione. Mentre l’ ECHA aveva affermato che non vi erano prove sufficienti per sostenere che il glifosato provocasse tumori, mutazioni nel DNA o danni al feto. Detti pareri sono stati fortemente criticati, a fronte di copiosi studi che da anni indicano un possibile ruolo del glifosato come cancerogeno e mutageno e una sua responsabilità certa nell’abbattimento della biodiversità. Criticità Importanti evidenze circa la tossicità dell’erbicida sono emerse anche dallo studio scientifico Global Glyphosate Study (GGS), coordinato dall’Istituto Ramazzini (Italia), (1) che ha concluso come il glifosato causi leucemia nei ratti giovani, anche a piccole dosi di somministrazione, con immaginabili conseguenze sul genere umano. Secondo numerosi esperti, le prove a disposizione sarebbero state più che sufficienti per abbandona-re il glifosato, se non altro in base al principio di precauzione e per tutelare l’ambiente. Ma secondo altri, in assenza di certezze, una tale decisione avrebbe potuto avere conseguenze gravi, perché gli erbicidi candidati a sostituire il glifosato potrebbero essere anche peggiori. Tutte queste vicende dimostrano quanta poca chiarezza ci sia in ordine alla pericolosità del glifosato. È quindi urgente giungere il prima possibile a dati certi e a decisioni non più opinabili, ma prese in base ad oggettive prove scientifiche, scevre da indebite influenze. Note: 1. https://glyphosatestudy.org/wp-content/uploads/2023/10/GGS-_25-10-2023-compressed.pdf