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25/11/2024 La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha recentemente pronunciato due sentenze che rafforzano i diritti dei cittadini europei non nazionali residenti in uno Stato membro. Le decisioni, relative alle cause C-808/21 (Commissione contro Repubblica Ceca) e C-814/21 (Commissione contro Polonia), hanno affrontato la questione del diritto di partecipazione politica attraverso l’adesione ai partiti politici, elemento considerato essenziale per garantire il pieno esercizio dei diritti di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali ed europee. La cittadinanza dell’Unione, istituita con il Trattato di Maastricht, attribuisce a ogni cittadino europeo una serie di diritti fondamentali. Tra questi, il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni locali e al Parlamento europeo nello Stato membro di residenza, indipendentemente dal possesso della cittadinanza nazionale. La normativa europea si fonda sui principi di non discriminazione e parità di trattamento, garantiti dagli articoli 18 e 20 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Tuttavia, le normative della Repubblica Ceca e della Polonia hanno introdotto il requisito della cittadinanza nazionale per l’adesione ai partiti politici, ostacolando l’esercizio di tali diritti da parte dei cittadini UE residenti. La Corte ha ribadito l’importanza dei partiti politici come attori fondamentali del sistema democratico. Essi non solo promuovono la partecipazione politica, ma offrono anche supporto organizzativo, risorse finanziarie e visibilità ai candidati. La possibilità di aderire a un partito politico è, quindi, strettamente connessa al pieno esercizio dei diritti elettorali. Negare questa possibilità ai cittadini UE residenti, ma non nazionali, comporta una disparità di trattamento che si traduce in una violazione del diritto dell’Unione. La Corte ha sottolineato che l’appartenenza a un partito politico non compromette in alcun modo l’identità nazionale degli Stati membri, in quanto le elezioni locali ed europee non incidono sugli aspetti fondamentali della sovranità nazionale. La Commissione Europea ha sollevato due ricorsi per inadempimento contro la Repubblica Ceca e la Polonia, sostenendo che le loro normative violano i diritti dei cittadini dell’Unione. La Commissione ha argomentato che impedire l’adesione a un partito politico ai cittadini UE residenti rappresenta una discriminazione basata sulla cittadinanza, vietata dal diritto dell’Unione. La Corte ha accolto tali ricorsi, evidenziando che il diritto di voto e di eleggibilità non può essere pienamente esercitato senza la possibilità di accedere alle strutture e alle risorse offerte dai partiti politici. Entrambi gli Stati membri coinvolti hanno invocato la necessità di proteggere la propria identità nazionale come giustificazione delle normative contestate. La Corte, tuttavia, ha respinto questa argomentazione, chiarendo che l’accesso dei cittadini UE ai partiti politici non compromette né l’identità nazionale né la sovranità politica degli Stati membri. Essa ha inoltre sottolineato che il diritto dell’Unione non impone agli Stati membri di estendere il diritto di voto o di eleggibilità alle elezioni nazionali ai cittadini europei non nazionali, lasciando così spazio alla salvaguardia delle specificità nazionali. La Corte ha riaffermato che il principio di non discriminazione in base alla cittadinanza è un pilastro fondamentale del diritto dell’Unione. Esso garantisce che tutti i cittadini europei, indipendentemente dal loro Stato membro di origine, possano godere degli stessi diritti e delle stesse opportunità nei Paesi in cui scelgono di risiedere. Questa parità è essenziale per promuovere la coesione e l’integrazione all’interno dell’Unione Europea, rafforzando il senso di appartenenza a una comunità politica comune. Le sentenze nelle cause C-808/21 e C-814/21 obbligano la Repubblica Ceca e la Polonia a modificare le loro normative per conformarsi al diritto dell’Unione. Inoltre, esse rappresentano un importante precedente per tutti gli Stati membri, che dovranno garantire l’effettivo esercizio dei diritti di voto e di eleggibilità dei cittadini europei residenti, senza discriminazioni. Gli Stati membri che non si conformano a tali obblighi rischiano ulteriori azioni legali e sanzioni finanziarie da parte della Commissione Europea. Queste decisioni sottolineano l’importanza di promuovere un’Unione Europea inclusiva, in cui i diritti fondamentali dei cittadini siano rispettati e protetti. Garantire la piena partecipazione politica di tutti i cittadini europei non è solo un obbligo giuridico, ma anche un elemento essenziale per rafforzare la democrazia e l’integrazione politica nell’UE. avv. Giuliana FiorentinoIl quadro normativo europeo
Partiti politici e democrazia rappresentativa
Le cause davanti alla Corte: gli argomenti in discussione
L'identità nazionale e le giustificazioni proposte
La parità di trattamento come principio guida
Implicazioni per gli Stati membri e i cittadini
Conclusioni