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Causa Dyson Technology Limited. Human Rights e CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive)

Condivido una riflessione su una recente pronuncia della Corte di Appello inglese sul caso dell'azienda Dyson Technology Limited con sede nel Regno Unito, che dovrà rispondere di presunti abusi avvenuti in Malesia a danno di lavoratori della catena di fornitura.

La sentenza è significativa in quanto stabilisce che le cause intentate da lavoratori migranti nepalesi e bangladesi contro la Dyson, accusata di complicità in lavoro forzato, traffico di esseri umani e condizioni di lavoro abusive presso un fornitore malese (ATA Industrial), potranno essere discusse nei tribunali inglesi nonostante la violazione dei diritti umani sia avvenuta al di fuori dei confini nazionali.

Sebbene il caso si basi sulla Common Law britannica (duty of care in termini di negligenza) e non sulla due diligence preventiva della Direttiva CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), la questione dirimente sarà la responsabilità di Dyson lungo la catena di fornitura. La Corte dovrà valutare se vi sia stata negligenza di fronte ad avvisaglie concrete (denunce di lavoratori e attivisti) e se gli audit interni fossero inadeguati a prevenire il lavoro forzato.

Un segnale forte di come ci si stia muovendo verso una legislazione obbligatoria sulla Human Rights Due Diligence (HRDD) e di conseguenza, sull'importanza di una gestione preventiva, proattiva e trasparente dei possibili rischi che l'attività di un’impresa può avere sui diritti umani lungo tutta la catena di fornitura.

La posizione assunta dai giudici inglesi rispecchia e rafforza l'importanza di normative come la Direttiva CSDDD che ha avuto il pregio di:

  • Trasformare gli standard volontari come i Principi Guida ONU (UNGP) e le Linee Guida OCSE in norme cogenti, rendendo la trasparenza e la gestione dei rischi obblighi legali stringenti lungo l'intera supply chain.
  • Codificare la Responsabilità Civile prevedendo un regime di responsabilità per i danni causati dalla mancata osservanza dei doveri di diligenza e collegando direttamente il "duty of care" (dovere di diligenza) alla possibilità di risarcimento per le vittime (Art. 29 CSDDD).
  • Estendere la responsabilità oltre le aziende sussidiarie includendo le relazioni commerciali lungo la supply chain e le attività sia "a monte" (upstream: fornitura, trasporto, stoccaggio) e sia parzialmente quelle "a valle" (downstream: distribuzione, riciclo).

La Direttiva CSDDD ed il caso Dyson rappresentano sostanzialmente due facce della stessa medaglia e cristallizzano alcuni punti chiave che ciascuna impresa dovrà tenere in considerazione:

  1. Lo spostare il decision-making o limitarsi a scaricare la responsabilità contrattuale lungo la filiera rappresentano tattiche altamente rischiose che non colgono la "direzione di marcia" della legislazione attuale.
  2. Se le policy di sostenibilità, i contratti di fornitura e i modelli operativi sono definiti presso la sede centrale in Italia, i tribunali italiani potranno essere chiamati a giudicare i danni avvenuti all'estero.
  3. La mancata implementazione di una Human Rights Due Diligence (HRDD) efficace non sarà più solo un rischio reputazionale, ma un presupposto per azioni risarcitorie transnazionali.
  4. Evolvere verso una diligenza dimostrabile deve costituire un “must have”.

Da un punto di vista meramente legale questi punti chiave si traducono in:

  • Integrazione dei Principi Guida delle Nazioni Unite (UNGP) e delle linee guida OCSE nei contratti con i fornitori, nelle Policy e nei Codici Etici.
  • Implementazione di modelli di "vigilanza sostanziale" (basati su azioni verificabili) dove il contratto diventa lo strumento per esercitare e tutelare i diritti umani anziché uno scudo per ignorarli.
  • Preparazione di fascicoli "probatori" che dimostrino la piena trasparenza nei rapporti tra casa madre e filiera e siano strutturati a resistere al vaglio di un tribunale.

In questo scenario tutto in divenire è quindi auspicabile che tutte le imprese si preparino in maniera proattiva a recepire, allinearsi e a far propria la Direttiva CSDDD attraverso la "messa a terra" di strategie aziendali che rispecchino una visione sistemica e di lungo respiro dell'intero ecosistema aziendale coinvolgendo tutta la supply chain.

Per usare una metafora del mondo cestistico i giocatori migliori e di successo sono quelli che giocano di anticipano, prevengono l'avversario e vanno a canestro.

Nel basket come nel business, chi sa anticipare ha sempre un vantaggio e per le imprese si tratta di un vantaggio concreto, capace di creare un circolo virtuoso e bilanciato tra profitto, sostenibilità sociale ed ambientale, che ne aumenterà la competitività nel lungo periodo.

Avv. Elena Bosani